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2月19日

24 mila baci by Celentano

Ah... ma mi...
Ti voglio bene

Con 24 mila baci
oggi saprei perche' l'amore
vuole ogni tanto mille baci
mille carezze all'ora all'ora
Con 24 mila baci
felici corrono le ore
un giorno splendido perche'
ogni secondo bacio te

Niente bugie meravigliose
frasi d'amore appassionate
ma solo baci che do a te.. ie..
ie.. ie.. ie.. ie.. ie.. ie
Con 24 mila baci
cosi' frenetico e' l'amore
in questo giorno di follia
ogni minuto e' tutto mio

Niente bugie meravigliose
frasi d'amore appassionate
ma solo baci che do a te.. ie..
ie.. ie.. ie.. ie.. ie.. ie
Con 24 mila baci
cosi' frenetico e' l'amore
in questo giorno di follia
ogni minuto e' tutto mio
Con 24 mila baci
felici corrono le ore
un giorno splendido perche'
Con 24 mila baci
tu mi hai portato alla follia
Con 24 mila baci
ogni secondo e' tutto mio
Con 24 mila baci
ogni secondo bacio te...
2月15日

La solitudine

Visto che nel mio intervento precedente si è parlato di solitudine, l'argomento di questo intervento tratterà appunto della solitudine.
 

La solitudine è un problema che tocca drammaticamente milioni di persone. Oggettivamente è una condizione trasversale, nel senso che può riguardare tutte le personalità del Well-being. È invece soggettiva la risposta che si dà a essa e quindi anche i danni che può provocare.

Alcune personalità non sanno rispondervi bene e finiscono per ingigantirne gli aspetti negativi. Infatti

 

la solitudine non può essere considerato un fattore penalizzante.

 

Questa frase stupirà molti, ma l'analisi che condurremo vuole proprio mostrare che se l'assenza di solitudine è un fattore facilitante, la solitudine non è una condizione necessariamente negativa. Per analogia, se la ricchezza è facilitante, la non ricchezza (che necessariamente non vuol dire povertà) non è penalizzante, mentre può esserlo la povertà estrema.

In altri termini, è la gestione della solitudine che può portare a una condizione negativa dell'esistenza e tale gestione è critica in alcune personalità.

 

La teoria. Classicamente la solitudine è collegata allo stato in cui non si ha compagnia, non si ha vicino nessuno, quindi al concetto di relazione con altri simili. Un aneddoto chiarirà perché tale visione deve essere modernamente superata.

L'episodio mi è stato riferito da un amico scacchista ed è avvenuto in Veneto nel 1976 durante un torneo piuttosto importante: un maestro internazionale era seduto al tavolo di un caffè e stava analizzando la sua partita con la scacchierina portatile; improvvisamente una scossa di terremoto (quello che devastò il Friuli) seminò il panico nella piazzetta, provocando un fuggi fuggi generale. L'unico che non si spostò fu il nostro maestro che continuò nella sua analisi, vanamente richiamato dai suoi amici. Il suo amore per gli scacchi era tale che nemmeno un terremoto poteva distoglierlo.

È abbastanza evidente che il nostro scacchista, quando analizza, che sia solo o meno, che ci sia un terremoto o meno, poco importa. D'altro canto molte persone pur avendo la compagnia di altre persone si sentono sole. Dovrebbe essere abbastanza evidente quindi che la relazione con altri simili non basta a lenire completamente il senso di solitudine che l'individuo può provare. D'altra parte, quando le relazioni umane sono molto strette, la solitudine è assente: avere una famiglia, veri amici ecc. è una condizione sufficiente per non essere soli.

Elaborando i dati sopraesposti, è possibile arrivare a una definizione più moderna di solitudine:

 

la solitudine è lo stato di chi non sta vivendo oggetti d'amore.

 

La nuova definizione combacia con quella classica se l'oggetto d'amore è una persona, ma è profondamente diversa perché consente di svincolarsi dalla necessità del rapporto umano.

È immediato notare che molte persone single che hanno una vita molto intensa, riempita dal lavoro e/o da hobby cui tengono molto non soffrono affatto la solitudine.

 

La strategia. Sembrerebbe quindi che la strategia antisolitudine sia quella di avere oggetti d'amore che riempiano la nostra vita. Ed è così. Il vero problema all'attuazione della strategia è che spesso per avere molti oggetti d'amore, per essere avidi di vita, occorre avere una grande capacità d'amare.

Un soggetto che ha un solo oggetto d'amore presumibilmente avrà degli spazi delle sue giornate in cui sarà (si sentirà) solo (in senso classico). Chi ha una personalità equilibrata sarà naturalmente portato verso altri oggetti d'amore che riempiranno la sua vita, chi non ce l'ha, o non l'ha ancora perfezionata, troverà ostacoli in questo processo che gli impediranno di non vivere negativamente la solitudine.

Gli svogliati – Il loro grande problema è che, avendo una scarsa forza di volontà anevrotica non sono in grado di costruirsi oggetti d'amore perché raramente superano lo scoglio della fatica della conoscenza dell'oggetto; non avendo la forza di investire risorse verso ciò che potrebbero amare, hanno coinvolgimenti superficiali e quindi inutili.

Gli inibiti e i mistici – La loro solitudine è complicata dai loro dogmi, ma spesso sono in grado di vivere in modo talmente intenso il dogma (per esempio l'eremita) da non avvertirla.

I sopravviventi – Poiché non riescono ad andare a fondo dei loro oggetti d'amore, questi ultimi sono in grado solo di limitare, ma non rimuovere le sensazioni spiacevoli collegate alla solitudine.

I romantici – Avvertono in modo particolare l'oppressione della solitudine perché idee classicamente romantiche sono l'amore (o in subordine la vera e profonda amicizia) o la famiglia che sono viste come condizioni necessarie alla felicità. La solitudine diventa il marker esistenziale che mette in luce il fallimento del tentativo di realizzare tali idee. Non a caso spesso il Romantico risolve (male) il problema della solitudine con la strategia dell'ultima spiaggia.

 

Il contatto umano. Prima di esaminare le strategie sbagliate è importante sottolineare che alla base della mancata soluzione del problema solitudine esiste spesso una difficoltà di contatto umano con quel mondo neutro che è costituito dalla gran parte dei nostri simili. L'importanza del contatto con il mondo neutro è rilevata dal fatto che

 

molte persone del nostro mondo dell'amore appartenevano al mondo neutro.

 

Si pensi al nostro partner o ai nostri più cari amici. Quindi:

 

una gestione disastrosa del mondo neutro comporta spesso un mondo dell'amore piuttosto vuoto.

 

Prescindendo da casi patologici, persone perfettamente "normali", anche molto vicino all'equilibrio psichico (nel senso del Well-being), non sanno gestire i rapporti umani in modo che possano essere positivi al massimo.

Alcune personalità guastano i rapporti a causa dei loro difetti intrinseci: i deboli hanno una scarsa forza e, quando si accorgono che il rapporto può essere troppo oneroso da sostenere, spesso lo troncano o lo limitano; i violenti rovinano molti contatti umani perché non sanno tenere a freno i difetti collegati alla loro violenza (per esempio invidia, gelosia, possessività ecc.), i contemplativi e gli statici tendono a essere spesso "pesanti" con contatti che esulano dai loro oggetti d'amore, i vecchi mal si adattano a ogni contatto che richieda una modifica nella loro vita.

È però più interessante studiare il comportamento di chi, per personalità, non sembrerebbe portato ad avere difficoltà di relazione, mentre all'atto pratico le evidenzia.

Poiché tali difficoltà aumentano con l'invecchiamento del soggetto (molte persone rimpiangono i tempi dell'adolescenza o della scuola in cui era molto facile avere amici e la solitudine era una parola sconosciuta), si può ritenere che, se non si corre ai ripari, sia naturale evolvere verso la solitudine dell'anziano. Infatti gli anziani sono soli soprattutto perché non riescono più a gestire bene i rapporti umani; studiando il loro tipo di solitudine e adattandolo a tutte le età, si scopre che tratti comuni sono:

  • la valutazione discreta; le persone vengono scisse fra positive e negative, senza toni intermedi e l'universo di quelle positive si restringe sempre più, spesso rimanendo confinato ai soli familiari. L'universo negativo è rifiutato e i contatti con esso decisamente limitati.

  • La gestione passiva. Non esiste nessun tentativo di gestire l'universo positivo che così può interagire con noi solo se è propositivo. In altri termini, si pretende che la montagna venga sempre da Maometto. 

Ribaltando i due punti precedenti, si scopre che la strategia corretta per ottimi rapporti umani si basa su: 

  • una valutazione continua delle persone. In ogni persona c'è qualcosa di buono che consente con lei un rapporto positivo: nostro compito è saperlo estrarre.

  • Una gestione attiva. Non limitiamoci a ricevere (subire) proposte (che magari sono parzialmente in conflitto con il nostro sentire), ma prendiamo in mano la situazione e vediamo di proporre (sperabilmente con entusiasmo!) contatti umani che esaltino i reciproci pregi, nascondendo del tutto o in parte i reciproci difetti. 

Una gestione attiva dei rapporti umani è un investimento per il nostro futuro, non sottovalutiamone l'importanza.

 

Le strategie sbagliate. Sono ovviamente infinite e nascono dal fatto che, anziché ricercare oggetti d'amore, la persona riempie i propri buchi esistenziali in altro modo. Le strategie più frequenti sono quelle che impiegano la strategia della cooperativa e le attività di gestione.

Nella strategia della cooperativa il soggetto è portato a circondarsi di persone sia assumendone in carico i problemi (una versione di questo atteggiamento è lo sbocco nel volontariato di molte persone sole), sia partecipando come comparsa alle attività del gruppo. È abbastanza evidente che tale strategia possa solo limitare la solitudine perché esistono sempre momenti in cui la persona resta sola con sé stessa.

La strategia di gestione consiste nell'utilizzare le attività di gestione per riempire la propria vita: la casa, il giardino, l'auto, lo shopping, la burocrazia ecc. Senza amare veramente questi oggetti (che quindi non sono oggetti d'amore), li si usa per riempire il tempo. Si arriva persino a negare la solitudine (solitudine negata), convinti che "non si ha mai tempo".

2月13日

Quando le persone non capiscono una cosa

Quando le persone non capiscono una cosa tendono ad odiarla e se si tratta di una persona anche a dire o a fare cose non giuste. La storia a riguardo ci ha insegnato molto: se solo si vuole ricordare come trattò la chiesa, ai tempi, le scoperte scientifiche; oppure cosa si pensava dei primi dottori, e ora cosa si pensa di quelle scoperte scientifiche così avanzate che per una persona sembrano surreali e si va a pensare subito su quali siano gli aspetti negativi di quest'ultima. Ebbene il nostro cervello applica tale giudizio anche sulle persone! Se guardiamo dentro di noi e ripensiamo alle nostre azioni passate, sicuramente avremo sbeffeggiato un amico, un compagno di classe o per il suo di vestire, o per il suo modo di fare oppure solo per il suo aspetto. Questo avviene perchè una piccolissima parte di noi ci reputa il massimo, il modello da imitare. Sta a noi controllare questa parte, ed è questa parte di noi che quando sale a galla ci fa "prendere in giro", deridendo alcune volte anche in modo pesante una persona.
Il problema più grosso però non è questo, essendo nella natura umana, ma è quando si deride una persona per invidia. Questo è un gran problema visto che le persona normalmente anche dopo vari anni tendono a perdonare, ma quando si viene derisi per invidia non si dimentica mai. Questo è causato da un semplice motivo: che quando si deride una persona per invidia si tende a "calcare la mano" in modo che chi sbeffeggia non sia una voce nel buio, ma bensì un coro. Questo tende ad emarginare la persona in questione, rendendola sola e senza amici. Senza amici? Si senza amici perchè persona seguono la folla come le scimmie vivono in branco, e se un coro canta la folla si unisce a questo per il più banale dei motivi: se lo dicono tante persone un fondo di verità ci sarò no? Invece è proprio qui che ci si sbaglia! Si inizia con un piccolo coro che man mano che passa il tempo diventa un'orchestra, la persona si emargina e alla fine diventa, si trasforma, un po' come una metamorfosi, in quello che inizialmente il coro gli cantava alle spalle.
è per questo motivo che bisogna finirla, piantarla, di deridere a ccanirsi contro determinate persone. Molte vanno solo capite, addolcite e scoprirete che alla fine sono buone come il pane!
Spero che questo sparo nel vuoto non sia servito a niente, ma bensì a farvi ragionare. è meglio essere sinceri che bugiardi! Non volete una persona nel vostro gruppo o a determinate occasioni? Diteglielo! Non vi sta simpatico? Diteglielo! Non fate in modo che in un futuro lui lo scopra se no è peggio!
Bene ora lascio riposare i vostri occhi e meditate su quello che ho scritto, se non per me, per tutte quelle persone che potreste rovinare o per tutti quelli amici che ogni tanto prendete in giro però a cui volete bene che in un domani potrebbero smettere di volervelo appunto per questo motivo!
 
Bye bye, il vostro Leo
2月12日

Finalmente bastaaaaa!

 
Quanto Tempo è Passato?
Quanti Giorni Ho Perso Per Pensare A Te?
Quante Ore Ho sprecato Per Piangere Per Te?
Quanti mesi ho passato ad aspettarti?
Anni? No... Solo un paio di mesi.
 
Ma adesso non mi resta che dire: Basta.
 
Quanto Ti Ho Amato?
Quanto Mi Sei Mancata?
Quanto Ti Ho Sognata?
Quanto Mi Hai Fatto Soffrire?
Quanto Mi Hai Fatto Piangere?
Tanto. Troppo.
 
Ma Adesso non mi resta che dire: Basta.
 
è Da Tanto Che Aspettavo Questo Momento.
Per Stare Bene...Avevo Due Possibilità:
Che mi mollassi o che ti mollassi io.
Che mi mollassi tu L'ho Atteso Troppo.Aspettato Piangendo.Soffrendo.
L'ho Sperato.Sognato.Desiderato.
Ma Niente. Hai tentato, ma mai concluso.
 
Ma Adesso non mi resta che dire: Basta.
 
Da Qualche Giorno i Pensieri Fissi...
...Che Prima Erano Rivolti Solo a Te...
Sono Stati Sostituiti Da Altri. No. I Pensieri Sono
Rimasti Gli Stessi. Sei tu Che Sei Stata "Sostituita".
E Non Per Scelta Mia...Ma Per Quella Del Mio Cuore.
Si. Proprio Del Cuore Che io Tempo Io Tempo fa ti ho spezzato.
Il Mio Cuore Che Hai Maltrattato. Distrutto. Lacerato. Ferito. Per troppo tempo.
 
Ma Adesso non mi resta che dire: Basta.
 
Basta a tutto questo.
Basta Soffrire per te.Basta Aspettarti.
Basta Piangere Per te.Basta Pensarti.
Basta Sperare in te.Basta Sognarti.
Basta Vivere Per te.Basta desiderarti.
 
Basta!
 
Eri Il Mio Angelo.La Mia Salvezza.Il Mio Punto Di Riferimeto.
Il Mio Rifugio Sicuro.Il Mio Amore.La Mia Speranza.
Il Mio Sogno.La Mia Vita.Eri TUTTO Per Me!
 
Ormai Ciò Che Hai Fatto Hai Fatto.
La Ferita Che Hai Causato Al Mio Cuore è Inguaribile.
Rimarrà per sempre Una Cicatrice.
Ma Da Li.Da Quella Ferita Che Per troppo Tempo Ha Bruciato Non Si Riaprirà Piu.
Non Perderà Piu Sangue.Non Farà Piu Male.
 
Basta.Basta.Basta.
 
Il Mio Cuore Dice Basta!
Resterai Per Sempre Qualcuno Per Me.
Dentro Di Me Ci Sarà sempre Posto Per Te.
Ma Dovrai Stringerti Un Po.Non sei piu sola.
Anzi. Non Sei Più.

 

 
Perciò:
Ascolta bene il mio cuore...Perchè è l'ultima volta che batterà per te.
Assapora bene questo momento...Perchè sarà l'ultimo che vivrò per te.
Gurdala bene questa...perchè è l'ultima lacrima che versero per te.
 
 

San Valentino

 

Si può amare ma non essere amati, si può amare l'amore senza avere un amore...

A tutti i single e a tutte le single che il 14 febbraio non festeggeranno la Giornata , sempre più commerciale, dell' Amore con un o una partner, e che saranno quindi soli e sole, dedico la poesia e le rose qui sopra

Io sono un single felice e vivo in pace e in amore con me stesso e con il resto del mondo.

Spero che anche voi single siate ugualmente felici e se non lo siete, pensate a tutti e a tutte i/le non single che sono insieme ma che sono soli/sole ugualmente xchè a volte si può essere più soli in compagnia !!!

e non è un giorno di festa commerciale che aiuta un amore a crescere e a vivere eterno x tanti giorni a venire ... un amore ha bisogno di alimentarsi un pochino alla volta, ogni giorno di più, nell'affetto nella gioia nel rispetto reciproco, nella speranza che anche il suo amore sia intenso e profondo in egual misura e cammini parallelo accanto, sempre e comunque, nella buona e nella cattiva sorte, nel dolore e nella serenità, nella buona e nella cattiva salute...

se non c'è questo amore, meglio soli, meglio sole che infelici in due!

 

Questo era solo un mio piccolo pensiero tirato fuori da un intervento scritto per il San Valentino dell'anno scorso e che vale ancora. Io, ora come ora, la penso così. Ma per tutte quelle persone che lo passano in coppia riporto qui sotto delle poesie che vi potrebbero agliutare nel scrivergli/le il biglietto di auguri.

 

PRIMA POESIA

 Ho visto i monti più alti e i mari più profondi
sono rimasto incantato mille volte a guardare la luna
e con questi occhi ho visto il mondo
con i miei sensi ho sentito l'universo ma qualcosa mancava in tutto questo,
mancavi tu mia piccola rondine e ora che ti vedo, mi sento pieno e impaurito
ma in me e' nato un amore infinito.

SECONDA POESIA

Vorrei avere una ciocca dei tuoi capelli
e con loro costruire un'arpa dai mille suoni dolci e melodiosi
come la natura di prima mattina
quando la luna che scalda i cuori innamorati lascia il posto al sole
che ci dona ogni giorno la vita;
Si!! io vorrei avere te
perché solo con te
riesco a sentire quella calda ed intensa emozione che e' l'amore.

TERZA POESIA

 Se potessi avere te imparerei a conoscere il mondo
se potessi avere te imparerei a sentire il mondo
ogni emozione che può volare nella fantasia
farebbe sì che sei per sempre mia
se potessi avere te il mio cuore batterebbe per il mondo
se potessi avere te il mio cuore sentirebbe il mondo
ma quando sono fiero ma quando sono vuoto
io mi rendo conto che tu sei più grande dell'ignoto
perché l'amore che provo per te non ha assolutamente un confine
io vorrei che tu fossi il mio inizio e la mia fine.

QUARTA POESIA

Chiunque tu sia,dedico a te queste rime che sembran poesia,
avrei voluto essere una montagna per esser sempre d
avanti ai tuoi occhi avrei voluto essere il mare
per poterti abbracciare come solo lui sa fare
avrei voluto essere il vento per trasportare il mio tormento
perché, ho un cuore grande che sa veramente amare ma
non ti ho mai potuta incontrare.
Forse ti ho gia conosciuta
allora ti ho gia amata ma tu non hai ricambiato questo grande amore
perché la tua non era passione ma soltanto una grande illusione
ma io sono qui da tempo,ti aspetto batti gia forte forte nel petto,
non so se ti conosco ma io vorrei essere un magico bosco
dai rami incantati dal verde splendente
e come uno gnomo dal volto spaurito,
tenderti la mano e dirti ho finito.

QUINTA POESIA

Un gabbiano vola sulle ali della fantasia
e' solo e' stanco ha dentro un grande rimpianto
non si può fermare deve continuare a volare
in fin dei conti nessuno lo può capire
e sogna un mondo perfetto dove anche lui abbia il diritto di potersi fermare
ma invece continua continua a volare
chissà per quanto tempo ce la potrà ancora fare.

SESTA POESIA

Gli occhi di un cerbiatto che si affaccia alla vita
e' forse solo un respiro di una natura impaurita
e' come un cuore innamorato gia molte volte ferito
pronto a donare pur di poter ancora amare
ma dentro di se ognuno ha la risposta la vita e' comunque solo nostra!
perché un mare impetuoso sconvolge la mente
perché un nuovo amore nasce prepotente
a quel punto ti giri,allarghi lo sguardo forse hai paura ma non temi niente
perché l'amore non e' intelligente
l'amore e' passione e' una forte emozione ma ti assicuro che e' solo illusione.

PICCOLO RACCONTO

QUANDO IL SOLE SORGE CHIEDENDO ALLA LUNA DI FARGLI SPAZIO LE DOMANDA:
L'HAI VISTA ? SI! RISPONDE LA LUNA,ERA SPLENDIDA COME SEMPRE!
SONO CONTENTO DICE IL SOLE
PERCHE' ANCHE OGGI I MIEI RAGGI ILLUMINERANNO IL SUO SPLENDIDO VISO!
HAI RAGIONE DICE LA LUNA E ANCH'IO NON VEDO L'ORA CHE SIA SERA,
PER GUARDARLA DA QUASSU' COME SE FOSSE UNA CHIMERA.
UNA STELLINA UN POCO BIRICHINA CHE NON VOLEVA ANDARE A RIPOSARE CHIESE:
DI CHI SI PARLA SE E' LECITO DOMANDARE?
E LORO: DI UNA PRINCIPESSA CON GLI OCCHI PROFONDI COME IL MARE!
MA ALLORA LO SO' DI CHI STATE PARLANDO
PERCHE' OGNI SERA GUARDANDOLA MI INCANTO.
UN NUOVO GIORNO E' INIZIATO UN NUOVO AMORE E' DA POCO SBOCCIATO.

SETTIMA POESIA

L'anima vola verso un cielo infinito
perdendo te e mancato un amico
ma come l'aria e fredda e pungente io di te non dimenticherò niente,
perché di una cosa sono sicuro
senza di te il mondo e' più scuro
con questo ti saluto caro amico mio tu da oggi sei più vicino a dio.

2月11日

Sogni

Questo bellissim intervento è stato scritto dalla mia carissima e bellissima amica Carolina. Godetevelo perchè è veramente stupendo!!!
 

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¢єя¢нιαмσ ∂ι ¢σиνιи¢єя¢ι 

¢нє è мєgℓισ иσи ѕσgиαяє αffαттσ...

мα ¢σи тυттα ℓα иσѕтяα fσяzα,

мα ¢σи тυттα ℓα иσѕтяα ∂єтєямιиαzισиє,

 ¢ι αggяαρριαмσ αℓ ѕσgиσ...

σ ¢ι тяσνιαмσ ∂ι fяσитє α∂ υи ѕσgиσ иυσνσ

¢нє иσи ανєναмσ ¢σиѕι∂єяαтσ

 ¢ι ѕνєgℓιαмσ ρєя яιтяσναя¢ι...

¢σитяσ тυттє ℓє ρяєνιѕισиι...

ѕρєяαиzσѕι.

є ѕє ѕιαмσ fσятυиαтι, ¢αριαмσ...

 α ∂ιѕρєттσ ∂ι тυттσ, α ∂ιѕρєттσ ∂єℓℓα νιтα...

¢нє ιℓ νєяσ ѕσgиσ...

è єѕѕєяє ¢αρα¢ι ∂ι ѕσgиαяє.

 

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2月10日

L'amore

Che cos'è l' AMORE??
 
Questa parola così breve,
 così apparentemente vuota e priva di valore..
l'AMORE è il centro della nostra vita..
è il motivo per il quale ogni giorno piangiamo,
 ridiamo..
l'AMORE è sentire dentro di te una sensazione speciale,
 un calore che ti avvolge e che ti fa sentire protetta..
l'AMORE è uno sguardo, una carezza, un bacio..
 
 
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l' AMORE è stare 2 ore davanti allo specchio perchè sai di doverla incontrare.. 
l'AMORE è ridere, ridere pensando a lei..
l'AMORE è stare male quando lei è triste..
l' AMORE è piangere di nascosto, lontano da tutto e da tutti..
 
 
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l' AMORE è vivere in 1 mondo che esiste solo nella tua fantasia..
l'AMORE è sincerità, lealtà..
l' AMORE è voler bene..
 
 
l' AMORE è ascoltare la musica a tutto volume e pensare a lei..
l'AMORE è innamorarsi dei suoi difetti..
l' AMORE è difendere 1 sentimento ed esserne gelosi..
l' AMORE è capire e perdonare i suoi errori..
l' AMORE è costruire di lei un'immagine da principessa delle fiabe..
 

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l' AMORE è riconoscere il suo profumo..
l' AMORE è stare ore a descriverla..
l'AMORE è un'ossessione..
l'AMORE è passione..
l'AMORE è essere tristi quando non la vediamo..
l'AMORE è accettare una realtà crudele..
l' AMORE è continuare a lottare quando nessuno ti sostiene..
l'AMORE è sentirsi tradito..
l' AMORE è sognarlo continuamente durante la notte..
l'AMORE è guardare le sue foto come se guardassi la stella cometa..
l'AMORE è disperarsi quando non ti vuole..
l'AMORE è pensare a lei mentre studi..
l'AMORE è scrivere da ogni parte il suo nome..
l'AMORE è dedicarle una canzone..
l'AMORE è guardare la vita con una prospettiva diversa..
l'AMORE è quel sentimento che tutti dovrebbero provare..
perchè una vita senza AMORE è una vita senza luce..
 
...ti amo...
una semplice parola pronunciata troppo spesso,
 molte volte anche senza significato,
detta urlando,
sussurrando,
 parlando,
cantando,
piangendo,
sorridendo...
Una parola scritta sulle pagine di un diario,
scritta sui muri,
una parola senza volto,
 una passione che ti brucia dentro e cresce fino a farti male,
impazzire.
Una splendida parola,
una scelta,
un patto,
una parola importante che a volte può essere tradita,
dimenticata.
Perchè l'amore dovrebbe avere meno pretese,
 perchè si basa solo sulla felicità di stare insieme,
 perchè non dovrebbe vivere di gelosia...
Amore è poter sbagliare senza aver paura...
Quell'abbraccio sincero,
quel bacio tanto desiderato da due corpi che bruciano infuocati dalla passione,
piangere senza vergognarsene,
sapere di essere capiti anche se si ha torto..
E' bello poter rinunciare a qualcosa per la persona che tanto ami,
dove è bello gettare la maschera,
mettersi a nudo, dove si è veri,
dove non ci si nasconde...
Ed è bello ritrovare le risate  e le promesse che nn hai mai tradito,
 le fatiche che non ti sono mai pesate...
E poi quel segreto comune,
 quel patto che non ha mai avuto bisogno di parole che si chima AMORE...
arriva così,
all'improvviso con una stretta al cuore...
all'amore non si comanda,
l'amore non ha età,
ti entra dentro e ti distrugge,
il cuore ti batte a 1000,
 le mani iniziano a sudare,
 ti tremano le ginocchia,
la vista diventa sfuocata,
iniziano i brividi alla schiena...
e tutto questo non è altro che AMORE!
 

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2月9日

Sole e Luna

Salve a tutti, oggi vi riporto un'intervento scritto dalla nostra bellissima Cinzia che è così bello e profonde che merita la nostra totale ammirazione!
 
Nessuno fa caso all'acqua che evapora dopo le piogge, quando torna il sole, poco importa se in quell'acqua ci sono anche le lacrime spese a piangere per amore, per dolore.
L'acqua evapora torna nell'aria e torna nei nostri polmoni, respirando il vento che ci investe il viso, e le lacrime tornano dentro di noi, come le cose che abbiamo perso; ma nulla si perde davvero.
Ogni secondo che passa ogni luna che sorge non fanno altro che dirti "vivi, vivi e ama quello che sei comunque tu sia, ovunque tu sia. Guarda in alto verso il sole, chiudi gli occhi e non stancarti mai di sognare"
la vita è troppo breve per non essere felici... insieme.
Le cose più stupide quando sei innamorato te le ricordi come le più belle, perché la loro semplicità non ha paragoni.
E' tutto questo che conta, il tempo passa e non te ne accorgi.
Speri di rivivere di nuovo quei momenti e quelle bellissime emozioni...
Ed è quello che spero anch'io!
2月6日

Il destino di un cavaliere

 
Oggi vi parlerò di un film, ma non di un qualunque film! Uno dei miei film preferiti, forse addirittura IL preferito. Comunque il film parla di William Tatcher è uno scudiero con una grande aspirazione: quella di cambiare "le proprie stelle". All'improvviso gli si presenta un'occasione: il suo padrone muore nel bel mezzo di una giostra mentre stava vincendo. Gli rimangono due alternative: gareggiare al suo posto per poter avere il premio e finalmente mangiare, oppure dichiarare la sconfitta. William, in accordo con i suoi compagni, Wat e Roland, decide di ultimare la gara. In quel momento capisce di poter diventare un cavaliere, ma tra lui e il suo sogno si frappone un ostacolo: le sue origini non sono nobili. L'incontro di Geoffrey Chaucer per la strada verso il torneo, sarà propizio, questi gli offrirà delle false patenti di nobiltà, in cambio di essere mantenuto come araldo. Adesso William può diventare Sir Ulrich Von Lichtenstein. Durante uno dei tornei il protagonista incontrerà l'amore in una damigella di nobili origini, Jocelyn, e il suo acerrimo nemico, il conte Adhemar, che farà di tutto per smascherare le sue umili radici. Il giovane cavaliere si fa un nome vincendo tutti i tornei, arrivando finalmente in Inghilterra, dove si scontrerà con Adhemar che rivela a tutti la falsa identità di Sir Ulrich. William viene messo alla gogna ma l'intervento provvidenziale del principe nero del Galles, rovescerà la situazione....
 
Vedete di questo film ci sono tre cose che mi fanno sognare: la prima è un amore puro, incondizionato e che supera qualunque situazione. La seconda è che William riesce sempre a volgere le cose in suo favore cambiando le sue stelle. E la terza è quello che lui dice quando deve dare la spiegazione di una persona che arranca. Arranco. Avete presente il verbo arrancare? Arrancare: il lento, faticoso, deprimente, ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita, tranne l'impulso di dover, semplicemente, continuare la lotta 
 
Ebbene come ultima cosa c'è la poesia che William scrive alla sua innamorata con l'aiuto dei fedeli amici. Ogni volta che la leggo mi sembra sempre di essere in un'altro mondo dove l'amore trionfa sempre. Ebbene ve la riporto per farvi un'idea:
 

Mia carissima Jocelyn,

è strano pensare che non ti vedo da un intero mese. Ho visto la nuova luna, ma non te. Ho visto aurore e tramonti, ma non il tuo bellissimo viso. I pezzetti del mio cuore spezzato sono tanto piccoli che riescono a passare per la cruna di un ago. Mi manchi come al sole manca il fiore, come al sole manca il fiore nel profondo dell’inverno, in mancanza di bellezza a cui dirigere i suoi raggi, il cuore si indurisce come la gelida landa in cui la tua assenza mi ha bandito. La speranza mi guida, è ciò che mi fa passare la giornata e specialmente la notte, la speranza che quando sparisci dalla mia vista non sarà stata l’ultima volta che ti ho guardata. Con tutto l’amore di cui dispongo rimango sempre tuo.

Il cavaliere del tuo cuore

Il mio star male

 
 
Alcuni di voi avranno notato che ultimamente mi comporto in modo strano e sono sempre chiuso con tutti. Beh questo è perchè sto passando un momentaccio, un momentaccio causato un po' da varie cose: da esami che nn vanno come vorrei, dal mio cuore che fa i capricci per più storie passate, ma anche perchè in casa non si respira una bella atmosfera, c'è sempre tensione! Ieri sera sentivo una canzone che mi ha fatto pensare molto e mi ha fatto capire che le mie notti insonni, la mia reclusione, la mancanza di voglia di studiare sono tutte causate da un unico grande problema: il mio cuore.
Vi starete chiedendo qual'è la canzone bene ora vi riporto il testo:
 
Laura non c'è
è andata via
Laura non è più cosa mia
e te che sei qua
e mi chiedi perché
l'amo se niente più mi da
mi manca da spezzare il fiato
fa male e non lo sa
che non mi è mai passata
Laura non c'è capisco che
è stupido cercarla in te
io sto da schifo
credi e non lo vorrei
stare con te
e pensare a lei
'sta sera voglio stare acceso
andiamocene di la
a forza di pensare ho fuso

se vuoi ci amiamo adesso, se vuoi
però non è lo stesso tra di noi
da solo con mi basto stai con me
solo è strano che al suo posto
ci sei te, ci sei te

Laura dov'è?
mi manca sai
magari c'è un altro accanto a lei
giuro non ci ho pensato mai
che succedesse proprio a noi
lei si muove dentro a un altro abbraccio
su di un corpo che non è più il mio
io così non c'è la faccio

se vuoi ci amiamo adesso, se vuoi
però non è lo stesso
tra di noi
da solo non mi basto
stai con me
solo è strano che al suo posto
ci sei te, ci sei te

forse è difficile così
ma non so
che cosa fare
credo che sia logico
per quanto io provi a scappare
lei c'è
non vorrei che tu fossi un'emergenza
ma tra bene ed amore c'è
solo Laura è la mia coscienza

se vuoi ci amiamo adesso, oh no
però non è lo stesso
ora so
c'è ancora il suo riflesso tra me e te
mi dispiace ma non posso
Laura c'è
se vuoi ci amiamo adesso, oh no
mi casca il mondo addosso e
ora so
c'è ancora il suo riflesso
tra me te
mi dispiace ma non posso
Laura c'è, Laura c'è
 
Quelli che mi conoscono ora solo con questa canzone hanno capito, ma sicuramente interpreteranno male per chi è per me Laura. Spero di essere stato abbastanza chiaro!
 
Baci dal vostro affezzionatissimo Leo
 
2月3日

James Hillmann, Un terribile amore per la guerra

La filosofia e la teologia, dal pensiero greco classico fino ad oggi, pur riconoscendo, con Eraclito, Lévinas e altri, la guerra come "componente primordiale dell'Essere", l'hanno ignorata, ad eccezione di Thomas Hobbes, che la considera lo stato naturale dei rapporti umani.
E' la guerra a segnare profondamente le strutture dell'esistenza e le stesse idee su di essa, essendo "alla base della logica aristotelica degli opposti, delle antinomie kantiane, della selezione naturale di Darwin, della lotta di classe e persino della rimozione dell'Es da parte dell'Io". E tuttavia essa viene relegata nella scienza militare, nella storiografia, diventa cronaca, racconto di  vittorie e sconfitte, trattati, diplomazia, analisi delle "cause" o delle "conseguenze".
Con l'alta tecnologia moderna cambiano i linguaggi, la guerra può chiamarsi "ingerenza umanitaria", il massacro di migliaia di civili "danno collaterale", le bombe diventano "intelligenti".
La ferocia, il sangue, la morte vengono rimossi, l'orrore della guerra è inspiegabile, "inimmaginabile" (Susan Sontag) e persino segretari di stato e generali definiscono disastri come la guerra del Vietnam, il massacro di Pearl Harbor o l'attacco alle Torri gemelle come conseguenze di un "difetto di immaginazione".
Lo scopo dichiarato dell'ultimo splendido libro di Iames Hillmann è quello di comprendere la guerra partendo dal suo "terribile amore", ossia scavando, penetrando nella psiche profonda, per individuare gli archetipi dell'immaginazione, i miti, la filosofia, la teologia, la religione che hanno generato e nutrito quell'"amore che nessun altro amore è riuscito a vincere". "Se non entriamo dentro la guerra... e la follia del suo amore... non riusciremo mai a prevenirla né a parlare in modo sensato di pace e di disarmo".... dunque "dovremo accantonare il nostro disprezzo e il nostro orrore di pacifisti per tutto ciò che riguarda eserciti e guerrieri... nessuna sindrome può veramente essere strappata alla sua tragica fissità se prima non spingiamo l'immaginazione fin dentro il suo cuore... dentro i miti, la filosofia, la psiche profonda della guerra", dentro la teologia, la religione, la storia. L"elusiva irrazionalità" della guerra esige un salto immaginativo... andare "nello strato di base della mente, che è poetico, mitico". Citando Whitehead, l'autore aggiunge: "Se la civiltà  deve sopravvivere, l'espansione della comprensione è una necessità primaria", e qui la comprensione vuol dire penetrazione fin dentro "gli abissi disumani della crudeltà e dell'orrore e nell'oscuro intreccio di orrore e amore sublime".

Credo che Hillmann faccia ancora di più di quanto promette, coinvolgendo il lettore in un percorso appassionante che parte, inaspettatamente, da Giambattista Vico, giudicato un "filosofo del profondo", e dal suo invito a superare il ragionamento causale e il razionalismo di Cartesio e Newton per attingere al fondo poetico e mitico, ovvero alle strutture archetipe dell'immaginazione. Soccorrono i miti, come narrazione e "normazione dell'irragionevole", frutto del pensiero greco per dire l'inesplicabile, che soggiace (o presiede?) alle vicende umane: la guerra, l'amore sessuale, la violenza, la morte.

Tutto ciò comporta un taglio netto con le teorie tendenti a "spiegare" le cause sociali, politiche, economiche, psicologiche della guerra, e, ancor più, con le diatribe tra pacifisti e fautori dei conflitti.
Se si vuole far cessare l'orrore, occorre immaginare e comprendere lo strato profondo, la pulsione terribile che fa dire al generale Patton del film omonimo, dopo una battaglia cruenta e di fronte a morti, feriti, distruzione: "Come amo tutto questo. Che Dio mi aiuti, lo amo più della mia vita".

Il nesso tra guerra e religione, gli archetipi del mito, la "strana unione" tra amore e guerra, tra Ares e Afrodite, il sublime, sono alcuni fondamentali nuclei tematici che l'autore affronta, alternando la trattazione teorica con racconti autobiografici, o "digressioni", scavando appassionatamente e con coraggiosa crudeltà su di sé, "figlio di Marte" e di Aprile, il mese più crudele, il mese che apre, che fende, violenta apertura attraverso irruzione... "Mi piace attizzare le opposizioni, accendere la miccia del pensiero appassionato, la guerra come clima abituale...". L'autore accetta, sulla scia di Foucault, l'esperienza di scrivere un libro che può strapparlo da se stesso, liberarlo, trasformarlo; un progetto di "desoggettivazione" aperto a rischi di dissoluzione, perché "in questo libro la follia è la guerra ed esso si propone i fini che la guerra raggiunge: destabilizzare, desoggettivare, distruggere..."
Cambiare chiave ermeneutica, partire dalle profondità della  psiche, visitare i morti per acquisire sapienza, come fecero Ulisse, Enea, Orfeo, Dioniso... è un atto di "capitolazione nei confronti della terra e della sua inumana oscurità", è la comprensione come perdita di sé di cui parla Gadamer, riconoscendo che  altrimenti non siamo in grado di comprendere. "Abbandoniamo le alture della nostra superiorità intellettuale per adeguarci all'oscura tortuosità di Ermes ctonio".
Hillmann sceglie dunque una via radicale e originale, rinunciando alla normale sistematicità del percorso di ricerca, lasciandosi trascinare nella materia magmatica e invitando il lettore a fare altrettanto; e scrive un saggio quasi "biologico", che colpisce per forza immaginativa e arte della psiche.
E' con emozione ed ammirazione che si segue questo anziano studioso nella sua opera di scavo, dalla psicologia del profondo al mito, dalla filosofia alla cronaca, in questo mettersi alla prova raggiungendo il punto di vista "vicino all'intensità e all'impossibilità".
La guerra è normale, ubiqua e permanente, non irrompente; necessaria, non contingente. La sua necessità è iscritta nel cosmo e introduce nella vita l'intollerabile, il terribile e l'incontrollabile. Ma l'orrore della violenza e del sangue genera bellezza, desiderio e attrazione; eros, bellezza e seduzione, fascino e piacere accompagnano Ares in guerra, come Ares e Afrodite si amano per mutua attrazione degli opposti, congiunzione archetipica, da cui nasce Armonia. Hillmann ricorre alla citazione del notissimo frammento 31 di Saffo, spesso indicato come espressione del sublime, per rappresentare questa fusione di amore e guerra, desiderio e orrore.
Il mito di Ares e Afrodite parla di un piacere intenso, di una forza erotica di guerra e di bellezza molto pericolosa, perché totalmente scatenata, disinibita e incontrollabile.
Mentre la pace è solo "assenza di guerre", amnesia e rimozione, la guerra è "principio generatore del risveglio" e mobilita energia. Basta creare un nemico, l'idea e l'immaginario del nemico. La guerra all'Irak iniziò quando quella nazione fu proclamata appartenente all'asse del male.
ďż˝? la polis a muover guerra, indirizzando le pulsioni aggressive individuali contro un nemico, dopo averlo individuato e indicato come il male. L'immaginazione e la simbolizzazione sono la forza propulsiva; l'immagine fantasmatica del nemico  blocca la vista; l'autore cita René Girard: "l'unanimità nella violenza unifica la società e il suo atto fondante è l'uccisione collettiva di una vittima sacrificale".

Hillmann demolisce sia la lettura "di genere", che attribuisce al patriarcato l'origine della guerra, sia il luogo comune dell'influsso massmediatico, che incoraggerebbe alla violenza. Nulla, di fronte al fascino delle armi, come emblema di amore-morte, amore sublime, ineffabile; la battaglia vissuta come altruismo, eticità suprema.
La guerra non ha altra causa che se stessa e la sua inumanità deriva dalla sua autonomia, che ne svela la natura di azione mitica, (spargimento di sangue, sacrificio rituale), l'immortalità e l'inarrestabilità. La sindrome dei reduci, violenza, suicidi, disperazione, non fa che confermare questa essenza archetipica.Dunque non può nulla la ragione contro la fascinazione di eros e violenza, che è impulso archetipico e chiede sangue, sacrificio rituale, anche se si tratta di guerra hight-tec e di truppe ben addestrate  di nazioni famose per la loro cultura, civiltà, leggi umanitarie. Persino la terra sembra volere la guerra, pretendendo un tributo di sangue sacrificale per essere posseduta. In una delle sue più belle e intense "digressioni", Hillmann parla della guerra di Secessione, delle guerre europee, rifacendosi a Gaston Bachelard e alla sua analisi dell'immaginario della terra e dei suoi due elementi essenziali, individuati nell'azione, ovvero nella furiosa volontà di combattere, e nel riposo della morte; campi di battaglia e cimiteri. Come dire che i "semi della guerra", sparsi nei secoli col sangue di milioni di uomini, fanno germinare i denti del drago di cui narra il mito di Cadmo.
L'idea che l'Essere si riveli come guerra, secondo l'affermazione di Lévinas, vale non solo per il pensiero filosofico, ma anche per le grandi religioni monoteistiche, le cui divinità sono bellicose. Non fa eccezione il Dio biblico, né  quello cristiano dell'amore, alla cui chiamata non si può non rispondere. "La cultura cristiana ha ispirato la più duratura macchina bellica mai conosciuta". " Le religioni monoteistiche, tutte, a differenza dei miti, non si limitano a narrare, ma chiedono di credere in un unico dio, proclamato come reale, supremo e trascendente, scatenando l'intolleranza, il conflitto, la guerra contro chi ha pretese analoghe.
Gli Usa sono insieme la più grande potenza militare e la nazione più religiosa, le armi da fuoco e quelle di distruzione di massa convivono con chiese e pratiche di beneficenza, violenza dilagante e settarismo religioso.

L'analisi di Hillmann, per la complessità e l'originalità dell'approccio rimette in discussione epistemologie, filosofie della politica e della storia, teorie psicologiche e antropologiche consolidate. La sofferta lucidità di visione dello studioso ottantenne sembra spazzare via molte certezze apodittiche e molti luoghi comuni, non solo sul piano teorico, ma anche nelle implicazioni concrete e nel dibattito culturale e politico.
"Con tutta la sua spietatezza questo libro è un gesto di prevenzione, un tentativo di shockterapia, il suo compito è quello di immaginare il reale"... penetrando  dentro il cuore della guerra per conoscerla, per combatterla, per contenerla. Non un'esaltazione estetica, ma un coraggioso libro contro la guerra. Possiamo rifiutare il percorso proposto e arrestarci sulla soglia. E, tuttavia, ritengo difficile ignorare queste pagine. Per restare, ad esempio, sul tema del rapporto tra religione e guerra, se, come afferma Hillmann, "la guerra conferisce senso", se "la religione è guerra e la guerra è religione", bisognerà approfondire e ripercorrere criticamente e con ottica nuova le varie, opposte analisi e posizioni su guerre anche recenti, le teorie sugli scontri di civiltà, sui "fondamentalismi" e, persino, sulle guerre "per" la democrazia o sulle "ingerenze umanitarie".
Bisognerà, forse, chiedersi se è possibile, e come, almeno contenere gli spiriti di Ares e il terribile amore che il dio ispira nel petto degli uomini. Leggendo queste pagine affilate come lame, cito ad esempio quelle sull'"autonomia" della guerra, o le "digressioni" sull'"inumano", o sull'immaginario della terra che chiede un "tributo di sangue", non posso fare a meno di ripensare all'altro più giovane studioso, Slavoj Žižek e al suo "Grande Altro"; sembra quasi che Hillmann scavi sul "represso primordiale", facendo in qualche modo emergere l'orrore del reale...

Già, ma quale "uso" fare di questo lavoro? Quali nuove prospettive di ricerca e riflessione teorica, con cui misurarci, quali indicazioni operative può fornire, per contribuire a "far cessare l'orrore"?  L'autore contesta la tesi di John Nef che vede nella cultura un limite, un freno alla guerra, ricordando tuttavia che l'Illuminismo elaborò e diffuse a questo scopo l'idea di misura, di moderazione. A suo parere, occorre altro, ossia "cercare un equivalente estetico alla guerra"... "poiché l'estetica è una forza...".
Agli americani, che vogliono fare la guerra all'Islam, manca la cultura estetica, che potrebbe farli uscire dalla loro goffaggine e incapacità di immaginazione e far loro comprendere la psiche araba affascinata dalla propria cultura, lingua, poesia, cui devono la coscienza di essere un popolo...; imparando a valutare il nemico non solo con satelliti spia e codici militari, ma lasciandosene penetrare. Potrebbero così "scoprire una nuova compatibilità con la cultura del nemico, arrivando addirittura a rivedere l'inutile presupposto che l'Islam sia il nemico...".

Anche la letteratura classica "parla": è sorprendente che nell'inno ad Ares attribuito ad Omero si chieda al dio di  frenare lo "slancio fallace" che spinge a correre alla guerra, la "stridula voce" nel cuore del popolo che provoca a gettarsi nella mischia agghiacciante... "Ares, lasciami indugiare al sicuro nelle leggi della pace e sfuggire così allo scontro con i nemici e al destino di una morte violenta..."
Dunque, non gettarsi a capofitto nella guerra.  Molti secoli dopo, Erasmo, cristiano fervente, scriverà: "Basta guardare le ragioni che spingono i cristiani alle armi... essi reprimono e nascondono tutto ciò che potrebbe conservare la pace... esagerano tutto ciò che possa dare inizio ad una guerra... questi signori si vantano di estendere con tali mezzi il regno di Cristo".
Dunque, l'autocontrollo, il freno, la prudenza, la consapevolezza, ritardare l'azione, differire, tenere a freno, non "gettarsi a capofitto".

Non la ragione e neppure l'amore soccorrono, ma possiamo "dedicare la nostra appassionata intensità a minare la messa in atto della guerra, forti del coraggio che la cultura possiede, anche nei secoli bui, di continuare a cantare... possiamo comprenderla meglio, differirla, lavorare per sottrarla ad una religiosità ipocrita"; forse "le guerre continueranno, ma almeno saremo in grado di capire e di non cadere nelle illusioni deliranti della speranza".

Un libro spietato, certo, che vuole "prendere di mira la psicologia monoteistica della nostra cultura e il cristianesimo che la sorregge": "Con la fede si può eludere la realtà della guerra, ... dicendo o che la guerra è normale ed esisterà sempre, o che è inumana e va contrastata con l'amore e la ragione o che è sublime e dobbiamo riconoscere la sua trascendenza liberatoria e obbedire alla sacralità della sua chiamata..."; "si può rinnegare la consapevolezza, dormendo abbracciati all'orsacchiotto dell'innocenza... Ma la tromba continua a squillare, e, dopo, le poche note penetranti del silenzio... E' la melodia giusta, vi si sente l'eco di Hobbes: e la vita dell'uomo è solitaria, povera, odiosa, brutale e breve".